Enzo Pasi non è quello che si definirebbe un dilettante incallito, quanto un cineamatore costante. Figlio di un meccanico che preferisce prendersi cura del figlio piuttosto che una carriera a Torino, acquista una prima cinepresa – una Paillard – nel 1954, mentre il formato 8 mm lo accompagnerà per almeno due decenni e 60 bobine. Attento alla vita sociale di Alfonsine, paese del ravennate di cui è originario e in cui risiede con moglie e figli (Guido e Silvia), ne filma gli eventi più salienti: le celebrazioni del 1° Maggio, le feste del 25 Aprile e, soprattutto, i 10 di Aprile, le Feste della Liberazione di Alfonsine cui Pasi aveva preso parte.

Partigiano assieme a Luigi Pattuelli, detto “Profes” (suo futuro cognato che sposa la sorella Licia Pasi, nonché venturo cineamatore), combatte nelle fila della 28^ Brigata Garibaldi all’interno del Gruppo di Combattimento “Cremona”, a sua volta inquadrato nel I Corpo d’Armata Canadese, durante la durissima Battaglia del Senio. Proprio questa esperienza, di fede estremamente a sinistra del dibattito politico, gli vale l’ammissione su invito al Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti, tenutosi a Mosca nel 1957, insieme a un gruppo di giovani comunisti composto dal Profes, il Gianastri, Ilario Zaniboni e, non ultimo, Sauro Ravaglia, all’epoca esponente della locale FGCI e – lui sì – cineamatore incallito in fieri che scoprirà il gusto del viaggio nei decenni a venire.

Una volta tornato, tra i passaporti confiscati, la denuncia per espatrio clandestino e l’arresto per le proiezioni “propagandistiche” delle 6 bobine moscovite nei cortili della Romagna (il tutto senza conseguenze penali), lo attende la sua Alfonsine, con il calore familiare, la crescita dei figli e tutta l’intimità con una comunità cittadina che sembra calzargli a pennello, fino alla prematura morte nel 1991.